Il libro del mese

Willy Vlautin, La notte arriva sempre, Jimenez, 2021

A nostro avviso un buon scrittore è colui che è in grado di rappresentare la realtà che lo circonda con la giusta partecipazione. Che significa? Vuol dire essere coinvolti dalla storia che stiamo raccontando, tanto da saper ricreare la vita dei personaggi così come sono, senza sovrastrutture o peggio ancora intellettualismi che poco hanno a che fare con la vita dura di chi vorremmo rendere protagonisti del romanzo. Per questo lo scrittore deve quasi scomparire per dar maggior spazio possibile ai personaggi. In poche parole non devo aver la sensazione di leggere Willy Vlautin che interpreta la protagonista di questa storia, ma devo sentire la voce, avvertire i sentimenti e vivere la vita di Lynette che è una giovane donna americana del sottoproletariato della provincia più profonda e sperduta nello Stato dell’Oregon. Questo spogliarsi di ogni narcisismo e giudizio (positivo o negativo che sia) crea una tensione narrativa suggestiva e capace di rapire l’attenzione del lettore. Lo stile concreto, scarno, basato su quello che fa/fanno la protagonista e i personaggi ci fa capire fin dal primo paragrafo quanto sia difficile la vita dei poveri in una nazione da sempre ipocrita, incapace di sincerità prima di tutto con sè stessa, tanto da inventarsi il mito del sogno o di un tempo in cui era innocente. Una società che preferisce legare il successo economico alle sole singole scelte, arrivando a legare ricchezza e benedizione divina. In questo contesto i poveri sono abbandonati da tutti, anche da dio. Narrare le loro vite diventa quindi un modo per dargli spazio, attenzione, identità. Vlautin evita con cura ogni assoluzione e giustificazione per le condizioni di vita e le scelte errate che fanno la sua protagonista e le persone che incontra. Non c’è nessun tentativo di ripulirli e renderli accettabili al borghese progressista che si sente tanto buono, ma che prova repulsione per i proletari e la loro vita, per cui i selvaggi vanno civilizzati sotterrandoli sotto quintali di ipocrisia e buonismo. No, in questo romanzo non succede nulla di tutto ciò. Al contrario abbiamo il racconto in presa diretta, il pedinamento dei personaggi tanto caro a Cesare Zavattini mentre cercano di vivere e lo fanno con ogni mezzo a loro disposizione, magari sapendo che sbagliano, ma non c’è redenzione, cambiamento, devono solo andare avanti. Lynette vive con la madre e un fratello che soffre di gravi problemi mentali. Il padre ha abbandonato la famiglia risposandosi e campando con lavori di imbiancatura, sfruttando un gruppo di migranti. La ragazza sta risparmiando per poter acquistare la casa in cui vive. Solo che la madre ha speso tutti i soldi per comprare una costosa automobile. Questo piccolo evento scatena il conflitto tra la madre egoista (sia lodato Vlautin che non la dipinge mai come una povera vittima ma come spesso è nella vita vera una carnefice egoista aggressiva passiva che scatena i suoi fallimenti contro la figlia) e Lynette, la quale vaga per giorni cercando di metter insieme i soldi affinché non si perda la casa, a cui costei è molto legata. Questo viaggio ci mostra la sua vita: barista, ma anche prostituta, in lotta con il mondo. Contro uomini e donne (nessuna solidarietà di classe o di genere è presente per gran parte del libro) pronti a derubarla, annullarla, imbrogliarla. Eppure lei cade e lotta, si vendica, prova tenerezza per il fratello, si abbandona alla stanchezza e allo sconforto. Una donna che non ha mai avuto un momento di quiete e pace. In altre mani  La notte arriva sempre diventerebbe l’ennesimo volantino in cui il messaggio di rivalsa della protagonista si sbilancerebbe verso una sorta di santificazione della protagonista e di condanna a prescindere verso ogni personaggio che lei incontra. Vlautin narra la vita, la quale è scomoda, ingiusta, egoista e così sono gran parte delle persone che Lynette incontra, mentre lei deve difendersi, tutto qui. C’è forza, coraggio, anche quando le cose non vanno come dovrebbero, anche quando cose brutte capitano a noi o noi le facciamo capitare a altri. Lei per prendere quei soldi e difendere il suo unico obiettivo, quella cosa che la fa sentire viva e non solo l’ennesima perdente passiva, non si tira mai indietro. Il tono dimesso, spogliato da ogni retorica e sensazionalismo rende ancora più potente una storia notturna, dura, ma che forse è anche in grado di donarci una piccola speranza. Un libro importante perché non cerca di conquistare il lettore mostrando i muscoli attraverso una tecnica raffinatissima o una trama complessa, non vuol insegnare a vivere e non pecca mai di presunzione da parte dell’autore. Un’opera che racconta in modo dolente e partecipato, ma allo stesso tempo pudico le vicende complicate di una giovane donna e di come pesi la sua classe di appartenenza. Vlautin è bravissimo a descrivere la sua protagonista attraverso le sue azioni concrete, gli incontri, le speranze e delusioni.
Vi invitaimo a conoscere questo autore.