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Il Decreto Franceschini non è stato rinnovato e nessuno sembra essersene accorto

Pochi di coloro che non hanno avuto occasione di lavorare in una libreria oppure in una biblioteca conosceranno il cosiddetto Decreto Franceschini. Qualcuno di voi ricorderà che Dario Franceschini è stato Ministro della Cultura per l’ultima volta durante i governi Conte e Draghi, quando tutti abbiamo dovuto fare i conti con la pandemia. Durante il suo ministero, tra le altre cose, Franceschini promulgò un decreto che invitava le biblioteche ad acquisire il 70% dei loro materiale librario da almeno tre librerie diverse presenti sul territorio afferente alla biblioteca (in caso di Città Metropolitana, su tutto il territorio della Città Metropolitana), stanziando dei fondi che variavano in base alle dimensioni della biblioteca stessa. Il decreto è stato poi rinnovato per gli anni successivi fino a quando l’attuale governo ha deciso di non rinnovarlo ulteriormente per l’anno in corso.

Negli anni in cui il Decreto Franceschini è stato in vigore ha permesso di aumentare notevolmente il flusso di vendite soprattutto delle librerie indipendenti che, potendo contare su scarsissimi investimenti economici propri, sono quelle più soggette al fallimento e alla chiusura. L’acquisto di libri da parte delle biblioteche ha dato modo alle librerie di contare su un nucleo consistente di vendite sicure programmabili, consentendo loro di fare investimenti per implementare il proprio sviluppo, creando nuovi eventi o rinnovando la loro offerta; inoltre ha messo in contatto le librerie con le biblioteche, facendo in modo che entrambi i presidi culturali presenti sul territorio potessero conoscersi e implementare strategie comuni in un’ottica di collaborazione. Da questo punto di vista, sicuramente, cercheremo tutti di mantenere quanto instaurato in questi anni ma la mancata riconferma del Decreto Franceschini sta già mettendo in difficoltà molte librerie che si trovano nella situazione di non poter programmare i mesi futuri, non potendo più contare su quell’investimento che, se ben programmato, poteva arrivare a una cifra che una piccola libreria non riesce a incassare neppure in occasione del Natale (che costituisce senza dubbio il picco di vendite annuale).

Ogni governo sceglie come impiegare i propri fondi e, del resto, il Decreto Franceschini, rispetto ad altre iniziative che si pongono  il medesimo obiettivo di finanziare la cultura (come, per fare solo un esempio, le carte docenti, che permettono ai docenti di ruolo di usufruire di 500€ all’anno spendibili in prodotti culturali ed elettronici, tra cui i libri), non è mai stato trasformato in legge e non è mai diventato strutturale.

Tuttavia il mancato rinnovo del decreto è passato nel più assoluto silenzio. Se solo provate a fare una rapida ricerca su Google non troverete neppure una corrispondenza con la fine dell’erogazione di questi fondi. Ancora una volta la cultura passa in secondo piano senza fare il minimo rumore.

E questo, per noi che lavoriamo in questo settore, è sempre motivo di grande delusione.

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